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Mauro Casavecchia
Agenzia Umbria Ricerche

Comuni umbri e PNRR: lo scatto degli investimenti e il nodo della liquidità

23 Apr 2024
Tempo di lettura: 6 minuti
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Il nodo della liquidità
Già oggi, la cronaca ci dice che non è raro trovare Comuni che segnalano criticità nel far fronte ai pagamenti delle imprese per l’esecuzione delle opere previste dal PNRR.

In genere, al momento dell’avvio dei lavori le aziende possono richiedere un acconto di circa il 20-30 per cento del valore dell’intervento. Fino a poco tempo fa, l’anticipo erogato dall’amministrazione centrale dello Stato di solito si fermava al 10 per cento e ciò poteva mettere in difficoltà soprattutto gli enti più piccoli. Una boccata d’ossigeno su questo punto è stata concessa dal recente decreto-legge n. 19/2024 “PNRR-quater” che ha aumentato l’anticipo iniziale sui lavori pubblici al 30 per cento, in caso di procedure o interventi già avviati.

Nelle prossime settimane vedremo in che misura questa disposizione sarà effettivamente risolutiva. Intanto, l’esperienza insegna che anche le erogazioni intermedie possono essere soggette a ritardi e difficoltà. Le procedure per i trasferimenti delle risorse finanziarie da parte delle Unità di missione per l’attuazione del PNRR collocate nei ministeri a favore dei soggetti attuatori nell’ambito del PNRR stabiliscono che, in teoria, entro 15 giorni dal ricevimento delle rendicontazioni degli stati di avanzamento dei lavori attraverso l’apposita piattaforma ReGiS, le amministrazioni centrali titolari delle diverse misure dovrebbero provvedere alla validazione (o, se necessario, alla richiesta di integrazioni) ed entro i successivi 10 giorni al trasferimento dei fondi.

Nella realtà, questi tempi non vengono sempre rispettati: un po’ per l’incertezza normativa collegata alle continue revisioni del PNRR e alla modifica delle fonti di finanziamento dei progetti; un po’ anche per la diversa efficienza nell’espletamento delle procedure di pagamento riscontrabile tra le varie amministrazioni (ad esempio, alcuni ministeri sono cronicamente considerati “cattivi pagatori”). È emblematico, in questo senso, il recente caso di cronaca che ha visto come protagonista il Comune di Marzabotto, che ha rischiato l’attivazione da parte del Ministero dell’Interno della procedura di pre-dissesto per la cattiva situazione finanziaria causata proprio dal mancato rimborso, ad opera del medesimo Ministero, delle ingenti somme anticipate dall’amministrazione municipale per non bloccare le opere del PNRR.

Insomma, le amministrazioni municipali sono chiamate al rispetto dei rigorosi vincoli temporali di realizzazione delle opere imposti dal PNRR dovendo fare i conti anche con le lentezze derivanti da procedure di certificazione dell’avanzamento dei lavori e dei pagamenti non sempre efficienti e da trasferimenti dei fondi dallo Stato non sempre tempestivi.

“Procedure di certificazione poco efficienti e trasferimenti di fondi non tempestivi possono rappresentare criticità, soprattutto per i piccoli Comuni, e rallentare l’attuazione delle opere”

Peraltro, i Comuni e le pubbliche amministrazioni in genere sono soggetti anche all’obbligo di rispettare i tempi di pagamento delle fatture ricevute dai fornitori – noto punto di debolezza nazionale il cui superamento è uno degli obiettivi dichiarati del PNRR – per cui in caso di ritardo incorrono in sanzioni e sono soggetti a pesanti interessi di mora.

Nei casi in cui non abbiano già ricevuto i fondi dallo Stato, per procedere con i pagamenti ed evitare così le sanzioni – oltre che il blocco dell’attuazione dei progetti che sarebbe deleterio per il successo del PNRR – i Comuni hanno fondamentalmente due opzioni. Possono anticipare con risorse proprie, anche attingendo ai propri avanzi di amministrazione, ma è difficile che queste siano disponibili in misura sufficiente, soprattutto nel caso degli enti più piccoli.

Oppure possono fare ricorso a finanziamenti esterni, come ad esempio anticipazioni di cassa attraverso le banche, ma questa alternativa ha un costo dato dagli interessi passivi e comunque può essere attivata solo con un tetto ben preciso, fino a un massimo di cinque dodicesimi delle entrate comunali proprie.

Per affrontare questo problema, la Cassa Depositi e Prestiti ha creato un apposito prodotto finanziario, finalizzato a far fronte alle esigenze di liquidità degli enti locali beneficiari di contributi PNRR e PNC che sono in attesa dell’incasso dei fondi. Tuttavia, anche questo strumento ha costi di interesse che ricadrebbero comunque a carico della collettività, senza poi contare il fatto che non tutti i Comuni hanno margini per contrarre nuovo indebitamento.

Il nodo della liquidità resta, dunque, una delle questioni da monitorare attentamente affinché non metta a rischio la capacità di una efficiente attuazione degli investimenti programmati.

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