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Tondini
Elisabetta Tondini
Agenzia Umbria Ricerche
Immagine autore
Mauro Casavecchia
Agenzia Umbria Ricerche

Export umbro: Usa e dazi commerciali. Cosa cambia sullo scenario internazionale

29 Lug 2025
Tempo di lettura: 5 minuti
Tondini
Elisabetta Tondini
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Mauro Casavecchia
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In una fase segnata da una marcata espansione commerciale dell’export italiano e umbro verso gli Stati Uniti, a partire da marzo 2025, l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump ha avviato un progressivo irrigidimento della politica commerciale, contraddistinto da un orientamento fortemente protezionistico. Tale impostazione si è concretizzata, il 2 aprile, con un primo annuncio ufficiale di un incremento generalizzato dei dazi su numerose categorie merceologiche, comprendenti anche prodotti provenienti dagli Stati membri dell’Unione Europea, a partire da acciaio e alluminio.
Come noto, l’applicazione estensiva delle misure tariffarie è stata più volte rinviata e sospesa, fino alla recente comunicazione che annunciava l’intenzione di introdurre, a partire dal 1° agosto, dazi del 30% sulle importazioni provenienti dall’Unione Europea. Tuttavia, l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Unione Europea il 27 luglio ha modificato sostanzialmente lo scenario: è stato concordato un dazio uniforme del 15% sulla quasi totalità delle merci, con l’esenzione totale (tariffe zero) per una serie di prodotti considerati strategici da Bruxelles. Tra questi rientrano aerei e relative componenti, determinati prodotti chimici e agricoli, apparecchiature per semiconduttori, risorse naturali e materie prime critiche. Resta ancora incerta la situazione relativa al vino, mentre per l’acciaio e l’alluminio continuano ad applicarsi dazi del 50% a livello globale, con la sola eccezione del Regno Unito.

Alla luce di tale scenario, i dati relativi all’export registrati nel primo trimestre del 2025 rappresentano, di fatto, la fase terminale di un periodo di relativa stabilità nelle relazioni commerciali internazionali, antecedente all’attuale contesto di crescente incertezza e tensione sul piano geopolitico ed economico. Tale contesto si configura come un punto di discontinuità che potrebbe incidere in maniera significativa sulle dinamiche dell’interscambio commerciale transatlantico nel medio periodo.

Nella fase immediatamente antecedente il primo annuncio delle misure protezionistiche, l’export italiano verso gli Stati Uniti ha registrato una crescita tendenziale dell’11,8%, con significative differenziazioni territoriali. L’Umbria figura tra le regioni con le performance più positive: quinta per incremento in valore assoluto (+34,4 milioni di euro) e sesta per variazione percentuale (+20,5%).

Tra le regioni che hanno maggiormente ampliato la propria presenza sul mercato statunitense si segnalano Lazio (+126,4%, trainato dal forte aumento delle vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici e di mezzi di trasporto), Abruzzo (+41,9%, anche in questo caso grazie agli articoli farmaceutici), Trentino-Alto Adige (+22,6%), Friuli-Venezia Giulia (+20,7%, dovuto principalmente alle maggiori vendite di mezzi di navigazione marittima).

Per l’Umbria, l’espansione commerciale verso gli USA è stata nettamente più elevata di quella registrata complessivamente (+5,1% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente). Con gli oltre 202 milioni di euro fatturati, gli Stati Uniti consolidano il secondo posto nella graduatoria dei mercati di sbocco per i prodotti umbri. Il 13,6% delle esportazioni regionali è stato destinato al mercato statunitense, in crescita rispetto all’11,9% dello stesso trimestre del 2024 (le corrispondenti quote a livello nazionale si attestano all’11,6% nel 2025 e al 10,7% nel 2024).
In termini assoluti, l’incremento verso gli USA è stato il più rilevante, superiore persino a quello registrato verso la Germania – principale partner commerciale dell’Umbria – che si è fermato a +31,5 milioni di euro. Complessivamente, il 48% della crescita del fatturato regionale riconducibile all’export è ascrivibile al potenziato assorbimento della domanda statunitense.
Possiamo quindi affermare che, se il mercato statunitense ha rappresentato negli ultimi anni una destinazione sempre più strategica per l’export italiano in generale, per l’Umbria assume un peso ancora maggiore, confermandosi come uno sbocco prioritario e in forte crescita.

I prodotti umbri maggiormente acquistati dagli Stati Uniti appartengono principalmente al settore della Moda, che ha registrato un fatturato di 72,3 milioni di euro, pari al 35,8% del totale verso gli Usa, con una crescita tendenziale del 38,6%. Al secondo posto si collocano le Macchine e apparecchi, con esportazioni per 55,7 milioni di euro (il 27,5% del totale verso gli USA), anche se in calo del 14,1% rispetto al primo trimestre dello scorso anno. Seguono i Prodotti alimentari e le bevande, con 17,9 milioni esportati, pari all’8,9% del totale, e in crescita di un terzo rispetto all’anno precedente. Si segnalano gli Apparecchi elettrici che, con 16,6 milioni di euro (8,2% dell’export), balzano al quarto posto in un solo anno, apportando un aumento dell’export umbro totale verso gli Usa di 9,4 punti percentuali. Quest’ultimo settore diventa così il secondo dopo il Tessile-abbigliamento per importanza in termini di contribuito alla crescita dell’export umbro verso gli Stati Uniti. A distanza, i Mezzi di trasporto, con una cifra inferiore ai 10 milioni di euro (il 4,9%) registrano un calo del 10,9% rispetto all’anno precedente.
Questi cinque settori rappresentano oltre l’85 per cento dell’export umbro verso gli Stati Uniti.





L’incidenza in termini di fatturato esportato verso gli Stati Uniti dei prodotti più richiesti, rispetto al relativo totale regionale, evidenzia il grado di dipendenza dal mercato statunitense delle singole categorie merceologiche esportate dall’Umbria. In particolare, nel primo trimestre 2025 sono stati acquistati dagli Usa: l’85% delle Batterie di pile e accumulatori elettrici venduti dall’Umbria nel mondo; oltre la metà degli Aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi; Il 34,6% delle Macchine di impiego generale e il 20,3% della Altre macchine di impiego generale; il 31% delle Bevande (si tratta quasi esclusivamente di vino); il 26,9% degli Articoli di abbigliamento e il 22,7% degli Articoli di maglieria.

In questo nuovo scenario, maturato dopo l’incontro del 27 luglio tra von der Leyen e Trump, il sistema produttivo umbro si trova ad affrontare un contesto commerciale rinnovato ma ancora parzialmente incerto. Da un lato, l’accordo tra Stati Uniti e Unione Europea apre spazi di stabilità e competitività per settori chiave della regione, come la meccanica di precisione, la chimica e l’agroalimentare di qualità, grazie alla riduzione o eliminazione delle tariffe su prodotti strategici. Dall’altro, permangono elementi di incertezza, in particolare per il comparto vitivinicolo, ancora escluso da agevolazioni chiare, e di criticità, per le imprese metallurgiche, penalizzate dai dazi globali su acciaio e alluminio. Anche per le PMI umbre sarà dunque importante riflettere sulla ridefinizione delle proprie strategie di presenza internazionale, promuovendo la diversificazione dei mercati.

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