Focus
Elisabetta Tondini
Mauro Casavecchia
Tendenze e trasformazioni strutturali del tessuto commerciale umbro
Il recente avvio delle attività della Cabina di regia del Commercio istituita presso la Regione Umbria, volta a coordinare le politiche e le strategie tra enti locali, associazioni di categoria e sindacati per sostenere il commercio di vicinato, rafforzare le economie locali e valorizzare l’identità territoriale, offre l’occasione per fare un primo punto sui caratteri fondamentali del settore in Umbria.
Contributo economico, traiettorie di crescita, lavoro, redditività
Il settore commerciale dell’Umbria contribuisce per il 13,2% alla formazione del valore aggiunto regionale, una quota superiore di un punto percentuale rispetto alla media nazionale (dati al 2022[1]). Il valore aggiunto prodotto tocca i 2.923 milioni di euro correnti; l’occupazione si attesta su 54,7 mila occupati (14,7% del totale regionale), corrispondenti a 48,7 mila unità di lavoro standard (13,9% delle ULA totali) e a 94,3 milioni di ore lavorate, che rappresentano il 15,0% dell’intera economia regionale.

Nel periodo 2007–2022, il valore aggiunto reale del commercio in Umbria è cresciuto complessivamente del 34%, superando di 4 punti percentuali la dinamica nazionale (+30%). Estendendo l’analisi al periodo 1995–2022, la crescita media annua in termini reali si attesta al 2,1% in Umbria e all’1,8% in Italia, delineando una traiettoria di lungo periodo relativamente più espansiva per la regione.

La produttività reale del lavoro – misurata qui come valore aggiunto per ULA – pur mostrando un trend positivo dal 2010, permane sistematicamente al di sotto del benchmark nazionale. Tale differenziale strutturale, persistente nel tempo, evidenzia come la maggiore dinamica del valore aggiunto regionale sia stata sostenuta da una più elevata intensità di lavoro rispetto all’Italia, con implicazioni in termini di minore efficienza marginale del fattore lavoro.

Il profilo retributivo del settore risulta anch’esso inferiore allo standard nazionale. I redditi da lavoro dipendente per ora lavorata mostrano un gap negativo rispetto alla media del Paese; analoga evidenza emerge dai redditi nominali per occupato dipendente, caratterizzati da una divergenza crescente Umbria-Italia. La compressione salariale, in Umbria e in Italia, appare particolarmente pronunciata nel commercio rispetto al totale dell’economia, coerentemente con livelli di produttività inferiori e con una struttura occupazionale potenzialmente più sbilanciata verso posizioni a minore qualificazione o part-time.


Nel complesso, il commercio umbro presenta, rispetto al dato nazionale: una maggiore incidenza sul valore aggiunto e sull’occupazione regionali; una performance reale di medio-lungo periodo relativamente più dinamica; un differenziale di produttività persistentemente sfavorevole; livelli retributivi inferiori e in progressiva divergenza; una più intensa utilizzazione del lavoro come fattore produttivo.
Gli esercizi commerciali
Il sistema commerciale umbro si configura come un modello fortemente policentrico e diffuso, composto da oltre 10.000 esercizi al dettaglio in sede fissa per i quali il commercio è l’attività primaria, a cui vanno aggiunte altre 4.000 unità circa, che esercitano il commercio al dettaglio come attività secondaria. A questa rete capillare si affiancano circa 1.900 operatori ambulanti, quelli che si spostano da un luogo all’altro, generalmente su aree pubbliche (strade, piazze, mercati, fiere), e oltre 900 attività fuori negozi, banchi e mercati, tra i quali rientra chi vende via internet, attraverso distributori automatici o a domicilio.
Completano il sistema distributivo oltre 2.800 esercizi che operano nel commercio all’ingrosso, ovvero che non vendono al consumatore finale ma ad altri operatori, e quasi 3.800 intermediari commerciali, ovvero agenti di commercio, rappresentanti, broker che si collocano tra produttore e consumatore finale e svolgono attività di collegamento, distribuzione, promozione o vendita dei prodotti. Infine, circa 2.500 esercizi operano nel settore auto (vendita e riparazione).
L’Umbria mostra una presenza di esercizi al dettaglio in sede fissa superiore alla media nazionale, sia come attività primaria (12,1 punti vendita ogni mille abitanti contro gli 11,3 dell’Italia) sia secondaria (4,8 contro 4,1), evidenziando un’elevata capillarità che riflette la struttura insediativa regionale basata su piccoli centri.
Ancora in termini di numero di esercizi ogni mille abitanti, la densità dei format alternativi (ambulanti e attività fuori negozio) risultano sostanzialmente allineati ai valori nazionali.
Uno degli elementi distintivi del sistema umbro è l’elevata incidenza degli intermediari commerciali, superiore alla media nazionale (4,4 contro 3,6), a sottendere una maggiore esigenza di funzioni di raccordo tra la produzione e la distribuzione.
Al contrario, il comparto dell’ingrosso appare meno sviluppato rispetto al quadro nazionale, indicando una minore presenza di piattaforme logistiche strutturate, una maggiore dipendenza da hub extraregionali, una limitata capacità di concentrare volumi e ottimizzare i flussi.
La Grande distribuzione organizzata
La Grande distribuzione organizzata (GDO), che rientra tra gli esercizi di dettaglio in sede fissa, conta 853 strutture, ove lavorano 12.449 addetti. Con 709,7 mq di superficie di vendita ogni 1.000 abitanti contro i 577,9 in Italia (dato 2023), mostra una dotazione complessiva superiore a quella nazionale, che si ritrova in tutte le tipologie ad eccezione degli Ipermercati. Il differenziale più consistente si riscontra nei Supermercati, ove ogni mille abitanti hanno a disposizione 347 mq (236 in Italia).
All’interno della GDO gli addetti medi in Umbria, complessivamente in numero più alto rispetto all’Italia, risultano diversamente spalmati tra le varie tipologie: la regione presenta una densità lavorativa più elevata nei Supermarket, nei Minimercati e nei Discount alimentari. La maggiore intensità di lavoro per metro quadro indica la presenza di strutture più labour-intensive e una probabile minore automazione, elementi che sottendono un modello fortemente orientato al servizio ma anche una produttività del lavoro più bassa.


Nel complesso, il settore commerciale umbro, coerentemente con la struttura insediativa, risulta plasmato su un modello capillare, basato sulla prossimità territoriale, sulla relazione con la clientela, sul radicamento nei contesti locali.
Tendenze di lungo periodo
La consistenza in Umbria degli esercizi commerciali al dettaglio in sede fissa evidenzia una contrazione strutturale nel lungo periodo, con una riduzione del 28,8% tra il 2000 e il 2024. Dopo un primo calo registrato nei primi anni del nuovo millennio, si registra una certa stazionarietà, seguita nell’ultimo decennio da una nuova fase di flessione, tuttora in atto. Si tratta di un fenomeno territorialmente diffuso nel Paese, che cala in intensità procedendo verso il Sud. La diminuzione registrata in Umbria, più attenuata rispetto a quella osservata in diverse regioni del Centro-Nord, risulta comunque più accentuata della media nazionale (-22,1%). Questa tendenza riflette un progressivo ridimensionamento della rete distributiva tradizionale, verosimilmente legato a trasformazioni nei modelli di consumo, crescente competizione dei format di maggiore dimensione, processi di concentrazione e di progressiva rarefazione dei punti vendita nei centri urbani a favore delle aree commerciali.


La diminuzione del numero di negozi ha riguardato soprattutto i piccoli esercizi (1–50 mq: –32,5%; 51–150 mq: –28,3%), con tassi superiori a quelli italiani, ma anche i punti vendita con una superficie superiore a 2.500 mq. Risultano, invece, in controtendenza le superfici medio-grandi (401–1.500 mq: +5,6%; 1.501-2.500 mq: +9,3%), anche se con un’espansione più contenuta di quella media italiana. Si è, dunque, verificato uno spostamento della struttura commerciale verso format di più alta scala, coerente con processi di razionalizzazione dell’offerta e con il consolidamento di operatori organizzati.

Nel complesso, nell’ultimo decennio emerge una ricomposizione strutturale del tessuto commerciale umbro: una riduzione capillare dei punti vendita di piccole dimensioni e un incremento delle metrature più elevate, con conseguente polarizzazione dell’offerta e potenziali implicazioni sia sull’accessibilità dei servizi commerciali sia sulla vitalità dei centri urbani.
Note
[1] I dati di contabilità territoriale Istat qui considerati, riferiti alla branca: Commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli, sono disponibili fino a tale anno.




