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Coco
Giuseppe Coco
Agenzia Umbria Ricerche

Bilancio migratorio umbro: una visione di lungo periodo

11 Giu 2026
Tempo di lettura: 3 minuti
Coco
Giuseppe Coco
Agenzia Umbria Ricerche

Nel presente Focus, attraverso l’analisi del movimento migratorio con l’estero e di quello interno, l’attenzione si concentra sulle trasformazioni che hanno attraversato il bilancio migratorio dell’Umbria nel corso del terzo millennio. Più che sul singolo dato annuale, lo sguardo si sofferma sulle traiettorie di lungo periodo e sul modo in cui i flussi migratori sembrano progressivamente incidere sugli equilibri demografici della regione.

Movimento migratorio con l’estero
L’osservazione dei dati evidenzia una persistente positività del saldo migratorio con l’estero, che caratterizza quasi interamente la serie storica considerata, con la sola eccezione del 2015.

Entrando più nel dettaglio, si osserva che tra il 2002 e il 2008 il saldo si colloca su livelli particolarmente elevati per il contesto umbro, con valori che superano in alcuni anni le 11 mila unità. Si tratta di una fase in cui la componente in ingresso appare sostenuta e nettamente prevalente su quella in uscita, delineando un profilo di marcata attrattività del territorio regionale.

A partire dal 2009 e per buona parte del decennio successivo, si registra una progressiva riduzione dell’ampiezza del saldo, riconducibile a una combinazione di minore intensità degli ingressi e maggiore incidenza relativa delle uscite. Il saldo resta prevalentemente positivo, ma tende ad assottigliarsi, fino ad avvicinarsi alla soglia dello zero in alcuni anni e a registrare un valore negativo nel 2015.

Negli anni più recenti (2019–2025) si coglie un graduale recupero del saldo migratorio, inizialmente su livelli contenuti e successivamente più consistenti. In particolare, il numero degli emigrati verso l’estero si mantiene al di sotto delle 3 mila unità, su valori analoghi a quelli osservati nella prima fase della serie. Parallelamente, a partire dal 2022, gli ingressi dall’estero si attestano su livelli superiori alle 6 mila unità annue, con un superamento delle 7 mila nel 2025. Questa dinamica sembra indicare una rinnovata capacità di attrazione.

Nel complesso, la serie storica suggerisce come l’Umbria abbia mantenuto, pur tra oscillazioni, un saldo migratorio con l’estero positivo, configurandosi nel tempo come un territorio in grado di attrarre popolazione dall’estero. Questo elemento, letto nella prospettiva di lungo periodo, assume una rilevanza non secondaria nel quadro demografico regionale, nella misura in cui contribuisce, anche se solo in parte, a compensare dinamiche di segno opposto.

Movimento migratorio interno
Per quanto riguarda l’evoluzione del movimento migratorio interno nel periodo 2002-2025, emerge una dinamica caratterizzata da saldi prevalentemente positivi, ma di entità complessivamente più contenuta rispetto a quanto osservato per i flussi con l’estero.

Entrando più nel dettaglio, tra il 2002 e il 2012 il movimento migratorio interno si caratterizza per flussi in ingresso da altri Comuni italiani sistematicamente superiori a quelli in uscita, con un saldo positivo che si colloca entro un intervallo compreso tra circa 1.000 e 2.400 unità.

A partire dal 2013 si osserva una fase di progressiva compressione dei saldi, che negli anni successivi non tornano più a raggiungere la soglia delle mille unità. Nella dimensione più concreta i dati ci dicono che il movimento migratorio interno appare quindi a bassa intensità. In pratica, tale componente ha contribuito solo in misura limitata a compensare altre dinamiche demografiche in atto di segno opposto.

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Nel lungo periodo, il movimento della popolazione sembra assumere un ruolo sempre più centrale nella tenuta demografica dei territori. Non è più soltanto la dinamica naturale — nascite e decessi — a definire gli equilibri, ma la capacità dei luoghi di restare attraversati da persone: ingressi, partenze, traiettorie di vita che si spostano e si ricompongono nel tempo. In questo quadro, l’Umbria continua a mostrare una certa capacità di attrazione verso l’estero, mentre il movimento interno italiano appare progressivamente più debole e intermittente. Le due dinamiche non sembrano dunque muoversi con la stessa intensità, né produrre gli stessi effetti sulla struttura demografica regionale.

Più in generale, oggi, una parte crescente degli equilibri sembra dipendere dalla mobilità, dalla capacità di attrarre nuove presenze e di restare dentro reti più ampie di circolazione umana. In questo senso, il movimento migratorio non appare soltanto come una variabile statistica, ma come uno degli elementi attraverso cui i territori contemporanei continuano a ridefinire la propria vitalità.

 

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