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Giuseppe Coco
Agenzia Umbria Ricerche

Il decollo dell’aeroporto San Francesco

13 Ott 2022
Tempo di lettura: 4 minuti

Nella primavera del 2021, in piena era Covid, come Agenzia Umbria Ricerche abbiamo realizzato un’analisi sull’andamento dell’aeroporto San Francesco e sulle sue potenzialità.

Da questo studio si rilevava che lo scalo, concepito e realizzato per perseguire lo sviluppo economico e la modernizzazione della regione, nonostante il rinnovamento infrastrutturale del 2012, aveva incontrato delle difficoltà ad imporsi nel panorama sia nazionale che internazionale. Nella sostanza, numeri alla mano, emergeva con chiarezza che, rispetto alle sue potenzialità, faticava a dare un proprio reale contributo a contrastare lo storico isolamento umbro che, oggettivamente, è tra le principali cause del ritardo della regione.

Oggi, a circa 18 mesi da quello studio, ci sembra opportuno ritornare a fare il punto sull’andamento dello scalo per capire cosa sia mutato in questo lasso di tempo. Questo, nella consapevolezza che: a) le reti di trasporto agiscono direttamente sulla crescita delle destinazioni; b) i punti di una rete non sono vicini o lontani ma connessi o disconnessi.

Le performance
Nel 2019, l’ultimo anno prima del Covid, il numero di passeggeri si era attestato a 219 mila, ma il record si era avuto nel 2015, quando i viaggiatori avevano toccato quota 274 mila. Al 10 ottobre 2022 si sono già superati i 300 mila viaggiatori e si stima che al 31 dicembre ci si possa avvicinare all’ambiziosa quota di 330 mila.

Questi numeri ci parlano di un salto, di una discontinuità, di una rottura rispetto a quanto si era consolidato nel tempo. Ma andiamo per gradi ed entriamo più nel dettaglio di questo 2022 da record; in particolare, facciamo una zoomata su ciò che è avvenuto nei mesi estivi quando le performance dello scalo sono letteralmente esplose.

Dopo aver registrato già nei mesi di aprile e maggio nuovi record, con cifre crescenti, a giugno sì sono raggiunti 41.382 viaggiatori. Praticamente, già allo scoccare dell’estate si è arrivati ad un soffio dal primato di sempre, detenuto da agosto 2015 con i suoi 43.873 passeggeri. Inoltre, rispetto a giugno 2019 (con 21.731 viaggiatori) si è avuto un aumento del 90%.

A luglio i viaggiatori sono saliti a 51.506, il 120% in più sul 2019 e addirittura +17,4% rispetto ad agosto 2015.

Agosto con i suoi 55.742 passeggeri transitati sposta ulteriormente in avanti l’asticella: 4.236 viaggiatori in più rispetto a luglio 2022 e ben 11.869 rispetto ad agosto 2015.

Settembre si è chiuso con un dato pari a 47.828; anche in questo caso abbiamo una crescita notevole, sia rispetto allo stesso mese del 2019 con 21.870 (+119%), sia rispetto al più volte citato agosto 2015.

In sintesi, i mesi di luglio, agosto e settembre hanno fatto registrare i risultati migliori di sempre.
Questi dati estremamente positivi favoriscono un confronto tra lo scalo umbro e gli altri aeroporti con volumi di passeggeri compresi tra 200 e 500 mila. Da qui emerge (tab. 1) che il San Francesco è, tra i 6 scali considerati, quello che ha fatto registrare rispetto al 2019 le performance migliori: +67,1%. A testimonianza che questo non era un obiettivo facile da raggiungere, basti considerare che ben quattro dei sei aeroporti presi in considerazione presentano un saldo negativo rispetto al 2019.

 

 

In un’ottica diacronica (Tab. 2) è come se l’aeroporto San Francesco nel 2022 fosse entrato nella sua quinta fase di questo terzo millennio. La prima, compresa fra il 2000 e il 2007, caratterizzata da passeggeri stabilmente sotto quota 100 mila. La seconda, dal 2008 al 2011, dove i viaggiatori non hanno mai raggiunto la soglia dei 200 mila. La terza, dal 2012 al 2019, dove i passeggeri – fatto salvo il picco di 274 mila del 2015 – si sono attestati mediamente non molto al di sopra di quota 200 mila. La quarta, quella tremenda del Covid (2020-2021). La quinta, iniziata in questo 2022 e caratterizzata, per la prima volta nella storia dello scalo, dal superamento della soglia dei 300 mila viaggiatori.


Qualche considerazione finale
Oggi il San Francesco sembra in grado di poter trovare una sua collocazione importante nello scenario aeroportuale nazionale e internazionale.

Questo ce lo dicono i dati 2022 che a loro volta fanno diventare alquanto realistica anche l’ipotesi che già tra il 2024 e il 2026 si possa raggiungere quella soglia dei 400/500 mila viaggiatori annui considerata ottimale dagli addetti ai lavori per il tipo di aerostazione.

Ciò detto – al di là del legittimo entusiasmo generatosi in questi mesi – non va sottovalutato il fatto che è ancora molto lunga la strada da percorrere per consolidare (e migliorare) i dati del 2022. In particolare, per chi scrive ci sono tre fronti (di seguito elencati) che non vanno trascurati in quanto incideranno, e non poco, sull’andamento futuro dello scalo umbro.

1. Infrastruttura. Il San Francesco è un aeroporto rinnovato nel 2012 dalla “signora dell’architettura” Gae Aulenti. Si compone di otto padiglioni a pianta quadrangolare con copertura in rame che hanno inglobato il precedente terminal. L’opera era stata pensata per farci transitare mediamente fino a 500 mila passeggeri all’anno. Ma, sicuramente, non era stata pensata per affrontare picchi di passeggeri come è avvenuto, ad esempio, questa estate. Per cui, senza stravolgere il progetto originario, c’è sicuramente una necessità di modificare la struttura in modo tale da non andare in sofferenza quando si hanno picchi di viaggiatori.

2. Intermodalità. Bisogna potenziare il più possibile i collegamenti su gomma, oltre che su rotaie, dello scalo, in quanto questo tipo di connessioni contribuiscono ad una crescita logaritmica dei passeggeri.

3. Sostenibilità ecologica. Gli aeroporti, nessuno escluso, sono chiamati a fare la loro parte nella grande sfida volta a rendere compatibile lo sviluppo del trasporto aereo con la tutela dell’ambiente. Ciò detto, nello specifico al San Francesco andrebbero potenziate quelle azioni in grado di: a) sostituire i mezzi aeroportuali a motore termico con quelli a motore elettrico; b) rinnovare tutta l’illuminazione, compresa quella della pista, con lampade a led di ultima generazione dai consumi ridotti; c) favorire l’autoproduzione e lo stoccaggio di energia; d) ridurre la produzione dei rifiuti e al tempo stesso garantire un utilizzo circolare degli scarti; e) minimizzare il consumo di acqua potabile in modo tale da utilizzarla solo per gli usi dov’è realmente necessaria; f) dare un’accelerata al processo di digitalizzazione.