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Giuseppe Coco
Agenzia Umbria Ricerche

L’Umbria nella trappola demografica italiana

1 Set 2023
Tempo di lettura: 5 minuti

Nel presente focus che si colloca nell’ambito dello Speciale AUR sull’Emergenza Demografica analizzeremo le trasformazioni della popolazione umbra alla luce della trappola demografica dove sembra essere finita l’Italia (Link). In particolare, ci occuperemo di: confrontare il bilancio demografico degli ultimi due anni disponibili; analizzare l’evoluzione dei residenti nell’ultimo decennio; osservare le consistenze all’oggi delle varie classi di età; zoomare sui dati della fecondità/natalità; aprire le porte a considerazioni che guardano al futuro (Nota finale).

Bilancio demografico: un confronto
Dall’ultimo bilancio demografico della popolazione emergono per l’Umbria saldi migratori positivi. In particolare, i conti con l’estero fanno registrare un +3.743 nuovi residenti, con un incremento del 47%; gli iscritti in anagrafe dall’estero sono in crescita di 1.037 unità e si attestano a 5.791; gli umbri che lasciano l’Italia sono in diminuzione. Inoltre, a ciò va aggiunto che anche il saldo migratorio interno presenta valori positivi (Tab. 1).

Per quanto riguarda le nuove iscrizioni di residenti va segnalato un incremento del 9,1% rispetto al 2022 (24.296), che superano le cancellazioni (22.285) per cui si ha un saldo migratorio positivo di 2.011 residenti (nel 2022 era pari a 86).

“Dall’ultimo bilancio demografico della popolazione emergono per l’Umbria saldi migratori positivi”

Questi dati in un’ottica generale sono molto interessanti perché aprono le porte su un orizzonte dove gioca un ruolo centrale la capacità della regione di essere attrattiva, come ha già ben evidenziato la Tondini nel suo focus (Link – Aur sull’Emergenza Demografica), al quale si rinvia per approfondire la questione.

L’evoluzione dei residenti
Negli ultimi dieci anni la popolazione umbra è diminuita di circa 42 mila persone. Il calo più significativo si è avuto nel 2019 con un -10.896 residenti (Tab. 2).

Per quanto riguarda il periodo caratterizzato dal Covid, si può affermare che sostanzialmente la regione ha retto meglio di quello che era ragionevole ipotizzare. In altre parole, non c’è stata nessuna accelerazione significativa nel ritmo di decrescita della popolazione e di fatto l’annus horribilis (tra quelli considerati) si conferma il 2019.

Classi di età e consistenze
In Italia le classi di età “mature” sono in continua crescita sul totale della popolazione e all’oggi gli over 65 hanno una consistenza pari al 24,1% (14,2 milioni) a fronte del 12,5% degli under 14 (7,3 milioni).

“Negli ultimi dieci anni il calo più marcato della popolazione umbra si è avuto nel 2019 con un -10.896 residenti”

L’Umbria in questo contesto non fa e non potrebbe fare eccezione. In particolare, osservando il grafico che segue emerge che i fanciulli con un’età compresa tra 0 e 10 anni sono di meno degli over 70 di ben 94 mila unità. E se accorpiamo le prime due classi il differenziale rimane comunque a vantaggio degli over 70: -15 mila. Le persone con un’età compresa tra 0 e 20 anni hanno una consistenza di circa 149 mila unità, tra 41 e 60 si attestano a 260 mila – il differenziale tra 0-20 e 41-60 supera quota 110 mila -, quella degli over 61 è pari a 275 mila. E ancora, i giovani tra 11 e 20 anni sono 56 mila di meno dei 51-60enni e gli over 60 superano gli under 30 di circa 46 mila unità. Gli under 40 sono sì di più degli over 60, ma solo di 48 mila persone e questo a livello strutturale non è un dato incoraggiante.

Natalità e fecondità
La soglia minima di nuovi nati che assicura il ricambio generazionale è pari a 2,1 figli per donna. Questa soglia in Italia non viene più raggiunta dagli anni Settanta quando il dato in media è sceso sotto i 2 figli; oggi siamo intorno a quota 1,2. In altre parole, la fecondità è calante da circa cinquant’anni e con essa sono in drastica diminuzione (come diretta conseguenza) sia la platea delle potenziali mamme (donne in età fertile – 14/49 anni), sia i potenziali figli.

“Il bonus neomamme rappresenta un segnale importante che arriva dalla politica regionale umbra”

Anche in Umbria, in linea con quello che sta avvenendo in Italia, è da diversi anni che abbiamo un calo della natalità/fecondità. Volendo circoscrivere il fenomeno all’ultimo quindicennio, tra il 2008 e il 2021 le donne straniere fanno registrare un -0,65 figli a testa, che le colloca oggi ben al di sotto quota 2,1; dal canto loro le umbre si stanno avvicinando sempre più all’avere un solo figlio (Graf. 2 – A, B).

Nota finale
I fronti da aggredire per arginare, sia la forte contrazione della natalità, sia la perdita di popolazione, sono principalmente due:

Per il secondo fronte si rinvia al già citato studio della Tondini (Link).

Per quanto riguarda il primo fronte, sotto un profilo generale, non si può non premettere che le politiche adottabili sono funzione delle disponibilità finanziarie. Questo tradotto in un altro linguaggio significa che per piccole regioni a statuto ordinario – con bilanci che non consentono quindi sostanzialmente grossi margini di manovra – è necessario uno sforzo veramente enorme se si vuole riuscire a dare gambe a quell’insieme di misure fondamentali per la ripresa della natalità (Tab. 4).

Tornando più nello specifico al caso dell’Umbria, va detto che a queste latitudini il problema è molto sentito e a testimoniarcelo è proprio una delle ultime misure adottate nel corso del 2023 dalla Regione, che consiste in un bonus per le neomamme affinché possano, nel primo anno di vita del bambino, far combaciare nel miglior modo possibile le nuove esigenze familiari con quelle lavorative.

Si tratta di un contributo di 1.200 euro che – nell’urgenza di mettere a punto un paniere di misure in grado di favorire il desiderio di genitorialità dei giovani umbri -, pur non avendo ovviamente da solo la forza sufficiente per cambiare certi andamenti, rappresenta un segnale importante che arriva dalla politica regionale.

Inoltre, a ben vedere, questo bonus neomamme (nel suo piccolo) è in sintonia con quanto si sta facendo da oltre vent’anni in Trentino-Alto Adige, dove oggi si registra il tasso di fecondità totale più alto d’Italia (Tab. 3).