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Diego Zurli
Architetto

RIVISTA UMBRIA RICERCHE 2-3 >>> Anteprima

12 Set 2022
Tempo di lettura: 3 minuti

CITTÀ E TERRITORI DELL’UMBRIA — UMBRIA RICERCHE 2-3

Nota editoriale – “Città e territori dell’Umbria”: questo è il tema che abbiamo scelto per il dossier della nostra rivista in uscita in questi giorni. Un tema che in Aur riteniamo strategico perché vi si gioca un pezzo fondamentale dell’identità e dell’unità umbra, nonché del futuro della regione in quanto tale.
Diciotto sono gli studiosi e gli stakeholders che hanno iniziato a rifletterci e, come Agenzia, ci auguriamo che tanti altri se ne possano aggiungere perché l’urgenza di aprire un dibattito su questo tema è davvero forte. All’orizzonte c’è un rischio marginalizzazione da contrastare, e l’Umbria e il suo reticolo di città sono chiamate a giocare un ruolo di primo piano nello scenario italiano ed europeo.
Il tema delle città e dei territori è stato trattato seguendo molte declinazioni, a partire da quella che riguarda il riequilibrio delle politiche nazionali, dove esiste da sempre una questione meridionale ed una settentrionale, ma dove fatica ad imporsi una questione legata all’Italia centrale che, pur avendo espresso una sua peculiarità che va nettamente oltre il dato geografico, non è ancora percepita come una questione strategica per l’Italia e per l’Europa.
Ciò detto, senza dilungarci oltre, di seguito rendiamo fin da subito disponibile per la lettura la premessa del curatore della sezione monografica di questo fascicolo, l’architetto Diego Zurli.
Nei prossimi giorni sul nostro sito anticiperemo alcuni degli altri contributi ospitati prima di rendere disponibile la rivista nella sua interezza.
La Redazione

 

Premessa: L’Umbria tra marginalità e nuove opportunità
a cura di Diego Zurli
Prima che la pandemia mettesse in discussione alcune certezze, sembrava che il destino delle città fosse ormai segnato: pochi grandi agglomerati urbani – iperconnessi globalmente ma disconnessi localmente – apparivano inesorabilmente destinati a dominare il mondo forti delle loro relazioni di interdipendenza commerciale e finanziaria. Per tutte le altre, un futuro di declino e di marginalità appariva pressoché certo. Durante la pandemia si è inaspettatamente riaperto il dibattito sul loro destino mettendo in luce un ampio ventaglio di ipotesi e aprendo interessanti spunti di riflessione anche per quelle, come le nostre, che presentano caratteristiche del tutto differenti per qualità e dimensione. Nuovi paradigmi come la città resiliente, circolare, flessibile, intelligente, sostenibile, policentrica o da ri-generare fino ai nostri “Borghi più belli d’Italia”, cominciano a rianimare un confronto che, da alcuni anni, si era piuttosto appannato.
Le città, che hanno concorso in modo determinante a reggere l’impatto della crisi pandemica, oggi sembrano finalmente tornare a vivere e ad interrogarsi sul proprio futuro ripensando sé stesse. Funzioni urbane essenziali come la mobilità, l’abitare, il lavoro, i servizi, lo svago, ecc. saranno interessate da profondi processi di riorganizzazione. Alcuni temi emergenti animano la discussione che si è aperta attorno ai grandi agglomerati urbani – dalle città-arcipelago di Stefano Boeri fino alle nuove frontiere della mixité – rivelando corrispondenze inedite tra aspetti funzionali e sociali dell’abitare, ma interrogano circa il loro futuro anche città di piccola o media dimensione – che certamente grandi non diventeranno mai – ma che vivono e si relazionano con sistemi sempre più complessi ed interconnessi.
In questo scenario, stimolati dalla vivacità del dibattito che occupa stabilmente le pagine dei principali mezzi di informazione, come Rivista abbiamo deciso di iniziare ad occuparci della questione coinvolgendo alcuni accademici, studiosi, urbanisti, invitandoli a proporre le loro personali riflessioni sull’Umbria e le sue città. In una fase, quella che si presenta ai nostri occhi, indubbiamente densa di insidie ma, nel contempo, foriera di notevoli opportunità: opinioni e punti di vista tra loro molto diversi che si interrogano sulle condizioni che possano invertire la tendenza al declino cui l’Umbria sembra purtroppo avviata: tra chi immagina un futuro all’insegna del “piccolo è bello” e chi sostiene che esista una grande questione nazionale – quella dell’Italia Centrale – e che la strada da battere sia innanzitutto quella di rafforzare e specializzare la rete delle città medie nel tentativo di «ancorarsi al nord – come ha scritto sulle pagine di questa rivista Luca Diotallevi – per arrestare l’avanzata del deserto». Nella consapevolezza che, come è solito ripetere Alessandro Campi, ci sono fasi nella vita delle comunità dove i pur necessari cambiamenti che ne riflettono le dinamiche costanti, non sono più sufficienti in quanto l’accelerazione prodotta dagli eventi, determina delle vere e proprie fratture: dei cambi di paradigma sotto il profilo culturale, sociale, economico e politico, che impongono profonde trasformazioni in grado di accompagnare una delle fasi più incerte e stimolanti della storia recente dell’umanità.
Ma ogni città, come ha osservato lo storico del medioevo Jaques Le Goff, ha sempre una doppia faccia: «quella materiale e quella mentale incarnata nelle rappresentazioni artistiche, letterarie e teoriche», cioè «in uno specifico insieme di rappresentazioni, di immagini e di idee». E pertanto, accanto ai classici temi cari a sociologi e urbanisti, alla ricerca delle radici civiche ed identitarie delle sue comunità, non poteva mancare il contributo di quanti sostengono che senza una rinnovata propensione all’utopia, senza una visione sottesa, non saranno certamente i fondi del PNRR a invertire la rotta di una Regione fatta di città piccole e medie che oggi, più che nel passato, necessita soprattutto di nuove idee.