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Agenzia Umbria Ricerche

Perugia, il centro del centro. Istantanee sul capoluogo umbro. Una lettura di sintesi del Quaderno AUR

13 Giu 2024
Tempo di lettura: 8 minuti

Si propone una lettura di sintesi estratta dal Quaderno AUR
Perugia, il centro del centro. Istantanee sul capoluogo umbro

Perugia è il comune più attrattivo dell’Umbria. Da 15 anni ospita oltre 160 mila abitanti registrando, nell’ultimo triennio, una lieve crescita in netta controtendenza rispetto alla flessione demografica che continua a caratterizzare la regione (più alta che nel resto d’Italia). Al primo gennaio 2024, quasi un quinto della popolazione umbra risiede nel capoluogo di regione e il 13 per cento dei residenti è di origine straniera (a fronte del 10,5 per cento su base regionale), una percentuale cresciuta negli ultimi anni, molto probabilmente per le maggiori possibilità lavorative offerte dal capoluogo.

“Perugia si caratterizza per il suo carattere multietnico, con una presenza straniera superiore alla media regionale”

La più alta presenza di stranieri, oltre a rafforzare il carattere multietnico che ha sempre contraddistinto la città (a partire dalla sua storica Università per Stranieri), tende ad abbassare un indice di invecchiamento tra i più elevati d’Italia: il 65 per cento degli stranieri che risiedono nel comune hanno meno di 45 anni (una percentuale che si ferma al 41,5 per cento considerando i soli residenti italiani) e il 30,4 per cento di essi ha un’età compresa tra 30 e 44 anni (quasi il doppio di quella calcolata sui residenti italiani). Più in generale, gli stranieri che vivono a Perugia non solo continuano ad essere relativamente di più rispetto alla media regionale ma sono anche più giovani.

Nel comune risiedono 74.873 famiglie, il 19,4 per cento di quelle umbre, per una dimensione media pari a 2,16 componenti (a fronte del 2,20 regionale). Vi è una più alta quota di famiglie monocomponente (41,6 per cento del totale a fronte del 37,6 per cento della regione) ma anche una più alta incidenza di quelle con 5 individui e più (4,8 per cento contro 4,4 per cento), per effetto della maggiore presenza di stranieri (che innalzano il tasso di fecondità). E, infatti, le famiglie con almeno un componente di origine straniera sono il 15,6 per cento, a fronte del 12,4 per cento regionale, un dato che colloca Perugia tra i primi 20 capoluoghi di provincia italiani.

Il numero di abitazioni che insiste sul territorio comunale è pari a 88.804, il 18,6 per cento delle quali (16.514) risultano non occupate, ovvero vuote o occupate esclusivamente da persone non dimoranti abitualmente; in Umbria il tasso di non occupazione delle abitazioni è pari al 25,2 per cento. Il 78 per cento delle abitazioni occupate risulta di proprietà, nel comune come nella media regionale, e il 15 per cento in affitto (13 per cento Umbria). In generale, oltre un terzo dei perugini ritiene che un alloggio a un prezzo ragionevole si possa trovare piuttosto facilmente.

“La popolazione del capoluogo di regione è caratterizzata da livelli di istruzione più elevati”

La popolazione del capoluogo di regione è caratterizzata da livelli di istruzione più elevati. Quasi un quinto dei residenti (36.347, pari al 24,0 per cento) possiede una laurea, mentre in Umbria l’incidenza si ferma al 17,2 per cento. Isolando gli abitanti dai 25 ai 49 anni di età, la quota sale al 38,0 per cento, ancora più alta di quella osservabile in tutta l’Umbria (29,9 per cento). In sintesi, i laureati dell’Umbria per il 26,3 per cento risiedono nel comune di Perugia. All’opposto, i perugini con un’istruzione non superiore alla licenza media (o avviamento professionale, per i più anziani) si attestano al 42,7 per cento, a fronte del 46,8 per cento degli umbri.

In più, la popolazione in età lavorativa che vive a Perugia presenta rispetto alla regione una più elevata quota di forze lavoro (53,9 contro 51,2 per cento) e di occupati (49,4 contro 47,1 per cento), ma anche un po’ più disoccupati (4,6 contro 4,1 per cento sul totale della popolazione con oltre 14 anni di età). Dette percentuali corrispondono, nel comune, a 76.713, 70.223, 6.490 persone rispettivamente, in riferimento all’anno 2021. Un po’ più bassa della media regionale è la quota di percettori di pensione, da attività lavorativa o da redditi da capitale (24,6 contro 26,0 per cento) e anche di casalinghe (7,1 contro 8,5 per cento), mentre più elevato è il numero di studenti (8,8 contro 7,9 per cento).

Tra chi dimora abitualmente nel comune di Perugia, oltre 60 mila persone (il 36,5 per cento della popolazione residente) si spostano quotidianamente per motivi di lavoro. Di questi, quattro quinti rimangono entro il territorio comunale e un quinto lavorano fuori comune (dati al 2019).

“Oltre 60 mila perugini si spostano quotidianamente per motivi di lavoro, di cui un quinto fuori dai confini comunali”

Il mezzo di trasporto utilizzato più spesso da 9 perugini su 10 è l’automobile, consuetudine che colloca la città al primo posto nella graduatoria Istat costruita su 26 città italiane. Al contrario, risulta terzultima nell’uso del trasporto pubblico locale (11 per cento), seppure l’offerta in termini di posti-Km sia sopra la media registrata tra i capoluoghi di provincia. Assai ridotto l’uso del treno, della motocicletta e della bicicletta, in questo caso soprattutto per la scarsissima presenza di piste ciclabili che colloca Perugia negli ultimi posti tra i capoluoghi (ma c’è ovviamente da considerare un territorio urbano tutt’altro che pianeggiante). Gli spostamenti a piedi interessano il 37 per cento.

Il capoluogo di regione ha una grande tradizione universitaria, perché accoglie due importanti istituzioni: oltre alla già citata Università per Stranieri, ospita la storica Università degli Studi di Perugia. Il numero di iscrizioni, dopo la flessione iniziata negli anni della crisi finanziaria (e il caso Meredith del 2007, con i suoi strascichi importanti per l’attrattività della “Perugia città universitaria”), evidenzia negli ultimi anni una ripresa che si è andata consolidando nel periodo post-pandemico e che si è accompagnata a un alto livello di apprezzamento da parte degli studenti (9 su 10) che vi si laureano. Nell’anno accademico 2022/23 gli iscritti sono stati 27.390 presso l’Università degli studi e 938 nella Stranieri. Anche il flusso degli immatricolati all’Università degli studi è in ripresa, attestandosi intorno alle 6 mila unità. Al contempo, nell’ultimo decennio tra i residenti nella provincia di Perugia è cresciuto il numero di immatricolati nelle accademie locali e si è interrotta la crescita della quota di coloro che preferiscono iscriversi in altre università italiane, stabilizzatasi intorno al 20 per cento.

“Perugia ha una grande tradizione universitaria, ma fatica a trattenere i laureati sul proprio territorio”

Tuttavia, Perugia sembra avere una limitata capacità di trattenere i laureati sul proprio territorio: il saldo migratorio dei possessori di un titolo terziario è pari a -1,3 per mille, peggiore rispetto alla media nazionale (-0,9 per mille) e anche alla media degli altri capoluoghi di regione (+5,3 per mille) e di provincia (+3,0 per mille). Una conferma, questa, della nota difficoltà del sistema produttivo locale di assorbire risorse umane altamente qualificate. Non è un caso che meno di un perugino su cinque ritiene che sia facile trovare un buon lavoro in città.

Ciò detto, l’attrattività di Perugia sul versante culturale in senso lato va considerata tenendo conto anche della presenza sul territorio di altre importanti istituzioni, pubbliche e private, attive anch’esse, a vario titolo, sul versante della formazione, della ricerca, della promozione culturale: la Galleria Nazionale dell’Umbria, l’Accademia di Belle Arti “P. Vannucci”, il Conservatorio “F. Morlacchi”, la Scuola di Lingue Estere dell’Esercito, la Fondazione Perugia Musica Classica, il Teatro Stabile dell’Umbria, la Fondazione Perugia, la Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo, la Fondazione Ranieri Sorbello, il Collegio del Cambio, la Fondazione Marini Clarelli Santi, il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, tanto per citare le più importanti.

Se in termini demografici Perugia incide per il 19 per cento sul totale regionale, questa quota sale al 21,5 per cento considerando le unità locali delle imprese attive e al 22,5 per cento se si considerano gli addetti che vi lavorano. Trattandosi del capoluogo di regione, l’attività d’impresa che lo caratterizza si connota per una netta prevalenza del terziario, più accentuata rispetto alla media regionale, soprattutto nei settori più avanzati: il 77 per cento degli addetti alle unità locali delle imprese lavora nei servizi, a fronte del 66 per cento medio regionale. Tuttavia, nel confronto con i 109 capoluoghi di provincia italiani la specializzazione produttiva nei settori ad alta tecnologia, in calo negli ultimi anni, pone Perugia in una posizione intermedia.

D’altro canto, la minore presenza manifatturiera che caratterizza il tessuto imprenditoriale rispetto alla media umbra riduce inevitabilmente la rilevanza del territorio quanto a fatturato realizzato dalle vendite all’estero che, nel 2023, si ferma all’8,5 per cento del totale regionale. Il che appunto conferma, come è tipico delle realtà urbane, la vocazione terziaria della città rispetto ad aree regionali più orientate sul versante industriale.

La maggiore specializzazione nei servizi, soprattutto professionali, è dunque uno dei fattori che contribuiscono a elevare i redditi dei residenti nel comune: stando alle dichiarazioni Irpef del 2023, il livello medio è pari a 24.353 euro, a fronte dei 21.656 euro dell’Umbria, e la migliore situazione reddituale è testimoniata anche da una distribuzione per classi di reddito più spostata verso l’alto. In riferimento al reddito imponibile, Perugia nel 2023 figura al sedicesimo posto tra le città italiane con oltre 120 mila contribuenti e al nono nella graduatoria dei soli centri urbani di dimensioni medie.

“Quello perugino è un territorio a elevata attrazione turistica, accresciutasi negli ultimi anni anche grazie alla ricchezza del suo patrimonio culturale”

Quello perugino è un territorio a elevata attrazione turistica, accresciutasi negli ultimi anni anche grazie alla ricchezza del suo patrimonio culturale e allo sviluppo e consolidamento di eventi importanti e di grande richiamo internazionale, che rappresentano un’altra peculiarità di Perugia: da Umbria Jazz al Festival Internazionale del Giornalismo, dalla Sagra Musicale Umbra a Umbria Libri, da L’Umbria che spacca a Eurochocolate.

Considerando sia il numero di siti culturali (biblioteche, musei, gallerie, monumenti), sia i relativi visitatori in rapporto ai residenti, tra i capoluoghi di provincia italiani Perugia si colloca nella parte alta della classifica. Solo nel 2023 l’aumento di presenze turistiche rispetto all’anno precedente è stato del 13 per cento (a fronte del pur apprezzabile 9 per cento regionale), seguendo un trend in salita. Più elevato rispetto alla media umbra è inoltre il tasso di crescita degli arrivi, sicuramente favorito anche dal rilancio dell’Aeroporto San Francesco. La quota attribuibile al comune di Perugia è andata consolidandosi negli ultimi anni e ha superato il 17 per cento del totale regionale degli arrivi e delle presenze.

Nonostante la forte ripresa turistica, il numero di bar, alberghi e ristoranti (755 esercizi nel territorio comunale al 2023) segna una diminuzione rispetto al 2012, ma il calo interessa solo le aree periferiche, mentre il centro storico di Perugia è in controtendenza e ha raggiunto le 225 attività. Il fenomeno può essere letto come conseguenza dello sviluppo turistico ma anche del cambiamento degli stili di vita segnato da una forte crescita del momento conviviale legato alla fruizione di bar e ristoranti, vissuto particolarmente nel centro-città. Invece, a Perugia il numero di negozi al dettaglio continua a diminuire, sia nelle aree marginali del comune sia soprattutto nel centro storico (da 349 del 2012 a 241 del 2023), seguendo una tendenza ormai consolidata a livello nazionale: la diffusa trasformazione del tessuto economico dei centri storici evidenzia una crescita degli esercizi che offrono servizi e tecnologia (farmacie, telefonia, computer) che non riesce a rimpiazzare il calo progressivo e ingente delle attività commerciali tradizionali (vendita di libri, giocattoli, abbigliamento, mobili, ferramenta, generi alimentari). Ciò ovviamente dipende anche da scelte strategiche che nei decenni passati hanno favorito la diffusione fuori dal perimetro urbano primario di vasti centri commerciali. Una dinamica in parte bilanciata, negli ultimi anni, con l’apertura nel centro cittadino di mercati rionali periodici ed esposizioni fieristiche che hanno contribuito a stimolare le attività commerciali minori.

La soddisfazione dei perugini di vivere nella propria città è alta (86 per cento), così come la soddisfazione per la vita che vi si conduce e per la propria situazione finanziaria familiare, anche se con livelli decrescenti (82 e 77 per cento, rispettivamente). Nel complesso, Perugia è considerata un buon posto in cui vivere da quasi nove residenti su dieci.

“Perugia è considerata un buon posto in cui vivere da quasi nove residenti su dieci”

Ampio è il gradimento per alcuni dati ambientali (livello di rumore 79 per cento, qualità dell’aria 83 per cento), una percezione confermata del resto dai dati ufficiali sulla rilevazione di questi due parametri, che pongono il comune in una posizione alta nella graduatoria dei 109 capoluoghi di provincia italiani. Ancora in ambito ambientale, Perugia occupa il quindicesimo posto per disponibilità di verde cittadino, il decimo per la disponibilità di orti urbani e il 32esimo quanto a raccolta differenziata dei rifiuti.

Riguardo all’efficienza dei servizi pubblici in generale, nella graduatoria di 26 città italiane oggetto di indagine, Perugia si colloca a metà classifica, tra le realtà del Nord e quelle del Mezzogiorno. La soddisfazione maggiore si registra per gli spazi verdi, come parchi e giardini (75 per cento), le infrastrutture culturali (teatri, musei e biblioteche, 68 per cento), gli spazi pubblici (67 per cento), le scuole e i servizi di formazione (64 per cento), le strutture sportive (61 per cento). Il dato sull’apprezzamento delle scuole è corroborato dai risultati relativi alle competenze alfabetiche e numeriche degli studenti che pongono Perugia in una buona posizione nazionale.

Se in circa tre quarti delle 26 città italiane (tutte le meridionali e quelle più grandi) meno della metà degli abitanti si ritiene soddisfatta della pulizia urbana, a Perugia il gradimento arriva al 57 per cento. Invece, meno della metà dei perugini si dichiara soddisfatta dei servizi sanitari (48 per cento) e del trasporto pubblico locale (36 per cento).

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